Il termine spazio fa riferimento alle caratteristiche fisiche e sociali dei contesti territoriali nei quali gli individui e i gruppi vivono ed entro i quali si muovono. Il concetto di spazio, nell’accezione qui accolta, rinvia ai diversi modelli di residenzialità presenti in un territorio, i quali possono dar vita a processi più o meno intensi di segregazione abitativa. Peraltro, le disparità sociali connesse alle differenze di contesto territoriale non si configurano solo come fenomeni di carattere statico, relativi cioè alle caratteristiche delle aree di residenza, ma coinvolgono anche fenomeni di carattere dinamico. Esse possono comportare anche movimenti nello spazio. Si tratta degli spostamenti - quotidiani od occasionali, per ragioni di lavoro, di turismo o d’altro tipo - tra zone di uno stesso Paese o tra Paesi diversi, senza che essi implichino alcun mutamento nell’area geografica di residenza degli individui che questi spostamenti compiono.
I temi specifici individuati in riferimento alle disuguaglianze strutturate su basi territoriali riguardano:
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mobilità geografica e processi migratori;
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segregazione spaziale;
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pendolarismo.
Il termine spazio, quando è usato nelle analisi sulle disuguaglianze sociali, fa riferimento alle caratteristiche fisiche e sociali dei contesti territoriali nei quali gli individui e i gruppi vivono e sui quali, eventualmente, si muovono. Questi contesti e le loro caratteristiche sono rilevanti perché influiscono sulle condizioni di vita e sui destini sociali delle persone. Un conto è, ad esempio, cercare lavoro in una zona caratterizzata da un elevato sviluppo economico, altro conto è compiere tale ricerca in un’area depressa. Oppure, ancora, un conto è vivere in una zona di montagna con difficoltà di collegamento con altre aree, altro conto è abitare in una località di pianura ben servita dai mezzi pubblici.
Il concetto di spazio, nell’accezione qui accolta, rinvia, poi, ai diversi modelli di residenzialità presenti in un territorio, i quali possono dar vita a processi più o meno intensi di segregazione abitativa. È ad essi che fanno riferimento espressioni, anche del linguaggio comune, come “quartieri alti”, “quartieri popolari”, “zona residenziale”, “slum”, “ghetto” e simili. In linea di massima, si usa fare riferimento a zone e quartieri quando si vogliono indicare forme di segregazione abitativa che riguardano i membri di una medesima collettività e che sono basate essenzialmente sul censo e sugli stili di vita. Si parla, invece, di slums e di ghetti quando si intende fare riferimento alla segregazione abitativa di una popolazione differenziata dal resto degli abitanti della stessa area urbana per tratti come la religione, le caratteristiche etniche, le appartenenze razziali e simili, o per qualche combinazione di questi elementi. Le disparità sociali connesse alle differenze di contesto territoriale non si configurano, però, solo come fenomeni di carattere statico, relativi cioè alle caratteristiche delle aree di residenza, ma coinvolgono anche fenomeni di carattere dinamico. Esse possono comportare, in linea con quanto si è sopra accennato, anche movimenti nello spazio. Si tratta, in primo luogo degli spostamenti - quotidiani od occasionali, per ragioni di lavoro, di turismo o d’altro tipo - tra zone di uno stesso Paese o tra Paesi diversi, senza che essi implichino alcun mutamento nell’area geografica di residenza degli individui che questi spostamenti compiono. Di particolare rilievo, in tale ambito, sono i fenomeni di pendolarismo giornaliero, per motivi lavorativi, dalle aree limitrofe dei centri urbani verso questi ultimi, e viceversa. E si tratta, poi, dei processi migratori propriamente detti, che possono avvenire tra zone di uno stesso Paese o tra Paesi diversi. Tanto le migrazioni nazionali, quanto quelle internazionali sono definibili come movimenti di individui o gruppi, volontari o forzosi, da un’area geografica di residenza stabile ad un'altra area con l’obiettivo di un insediamento a lungo termine o, addirittura, permanente in essa.
I processi migratori si configurano come fenomeni socialmente più pregnanti dei fenomeni di pendolarismo. In primo luogo perché il raggio della mobilità geografica ad essi sottostante è, di norma, assai più ampio di quello sotteso dai fenomeni di pendolarismo. In secondo luogo perché, come detto, questi non comportano l’abbandono della residenza abituale e la recisione di fatto dei legami sociali come, invece, accade in quelli. In terzo luogo, perché i fenomeni migratori nazionali e internazionali si configurano, spesso, come fughe da condizioni di vita sentite come insostenibili, per motivi economici, politici, affettivi e simili. Infine perché le migrazioni comportano più o meno incisivi processi di adattamento ai modelli culturali e di vita prevalenti nelle comunità di arrivo.
L’importanza, dal punto di vista della strutturazione delle disuguaglianze sociali, rivestita dalle caratteristiche socio-economiche dei contesti territoriali di residenza (si pensi, nel caso dell’Italia, ai crescenti divari tra le regioni centrosettentrionali e quelle meridionali), così come quella dei fenomeni di segregazione abitativa, dovrebbero essere auto-evidenti. Lo stesso vale per i fenomeni migratori. È noto, infatti, che i gruppi di immigrati - sia nel caso in cui appartengano al Paese in cui avviene la loro mobilità geografica, sia, soprattutto, qualora si tratti di persone provenienti da Paesi stranieri rispetto a quello di arrivo - si trovano spesso svantaggiati nei confronti della popolazione autoctona, non solo rispetto alle possibilità di partecipazione alla vita associata della collettività di destinazione, ma anche rispetto ai tipi di mestieri svolti, ai redditi percepiti, alle possibilità di istruire i propri figli e così via. In più, gli immigrati possono rimanere vittime di consistenti fenomeni di segregazione abitativa.
Quanto ai fenomeni di pendolarismo, basterà ricordare come, non di rado, essi riguardino, almeno nelle realtà urbane di medie e grandi dimensioni, principalmente soggetti collocati nelle posizioni inferiori e medie della stratificazione occupazionale. Naturalmente, qualora i centri urbani siano fortemente degradati, si possono dare forme di pendolarismo lavorativo dei ceti più abbienti che risiedono in prestigiosi quartieri extra-urbani. Si tratta, però, di fenomeni che coinvolgono gruppi più ristretti di quelli operai e impiegatizi che abitano le cinture urbane o i piccoli centri circostanti le città di medie e grandi dimensioni.
Non è, qui, ovviamente il caso di parlare dei movimenti turistici, se non per ricordare che essi sono, in genere, espressione di soddisfacenti livelli di vita quotidiana e di buone possibilità di consumo.